La premessa iniziale, nonché indispensabile prima che vi accingiate ad utilizzare un rimedio omeopatico o ancora di più a prescriverlo ad un vostro cliente, sta nel fatto che l’omeopatia è di competenza strettamente medica. Solamente un medico chirurgo abilitato alla professione potrà infatti avvalersi della facoltà di prescriverla al proprio paziente. Pertanto le informazioni, nonché i rimedi presenti nel database, se medici non siete ,dovranno rimanere meramente di carattere esplicativo.
Se avrete a che fare con un cliente a cui sono stati prescritti dei rimedi omeopatici, oppure desiderereste che allo stesso fossero consigliati, la cosa certa è che il medico che si curerà di questo aspetto sarà di certo un vostro collaboratore. E con ciò voglio dire che indubbiamente il suo approccio con il cliente sarà complementare, nonché assimilabile al vostro. Infatti egli non si interesserà semplicemente dell’organo malato, ma di tutto il malato nella sua interezza, che sarà ascoltato attentamente e sul quale sarà stilata una diagnosi sulla sua persona e non sulla sua affezione. Dando così un nome al malato appunto e non alla sua malattia.
I sintomi infatti altro non sono che le parole dell’uomo malato che bisogna ascoltare per poi sconfiggerli alla sorgente.
E’ importante quindi determinare bene quelle che sono le caratteristiche del sintomo, poiché i rimedi per lo stesso sintomo, possono essere molteplici, (così come per il resto dei trattamenti naturopatici),e ciò allo scopo di individuare il rimedio “unico” per quella persona.
Anche le caratteristiche fisiche del soggetto allo studio del medico, saranno complementari nella scelta del rimedio, così come gli aspetti mentali e psicologici che emergeranno dal colloquio.
L’omeopatia è sostanzialmente una cura del terreno, ovvero del substrato individuale che permette allo stato di malattia di instaurarsi. Malattia che è vista come una perturbazione che non permette all’energia vitale di percorre il suo tragitto fisiologico. Laddove per energia vitale si intende qualcosa di impercettibile che governa le funzioni individuali dell’uomo. Pertanto dicevamo che l’omeopatia non va a curare il sintomo ma va a rinforzare la reattività individuale, laddove esistono della carenze, in maniera tale che il sintomo si presenti con minor frequenza, intensità o meglio ancora non si presenti più. Facendo praticamente in modo che l’energia vitale percorra il suo tragitto fisologico senza intralci lungo tale cammino.
Si tratta sostanzialmente di un metodo terapeutico che consiste nel curare le malattie somministrando a dosi infinitesimali delle sostanze suscettibili a dosi sostanziali da provocare nell’ uomo sano sintomi simili a quelli che si vogliono combattere nell’ ammalato.
La lingua popolare indica spesso con il termine omeopatia, tutte le terapie con rimedi non prodotti dall’industria farmaceutica, ed in particolare quelli naturali. Inoltre l’ uso linguistico comune indica con il termine omeopatico in genere le sostanze fortemente diluite, anche quando non hanno nulla a che vedere con i rimedi omeopatici.
Il metodo omeopatico nacque nel 1790 dal medico tedesco Samuel Hanhemann . Uomo umile ed onesto, che fece del suo lavoro una vera vocazione, sospendendo la sua attività di medico condotto poiché gli sembrava di ingannare la gente con cure e medicine che non curavano affatto, dedicandosi piuttosto ad effettuare traduzioni scientifiche.
E fu proprio traducendo un trattato di farmacologia che apprese che i lavoratori della Cinchona (albero da cui si otteneva la China) si ammalavano di febbri molto simili a quelle provocate dalla malaria, e visto che all’epoca il solo farmaco noto per la cura della malaria era proprio la China , ne dedusse che lo stesso rimedio usato per curarla, in dosi infinitesimamente piccole ne provocava gli effetti.
Da qui nacque la “teoria dei simili” , secondo cui quando si somministra ad un malato una sostanza simile alla sua malattia, si stimolano le sue capacità reattive e quindi il processo di guarigione (esposta nell’opera Organon dell’arte di guarire).
Anche le vaccinazioni si basano sostanzialmente sullo stesso principio, ma la differenza sta nel fatto che esse non sono diluite come i rimedi omeopatici ed andando avanti con la lettura se ne capirà meglio la differenza.
Per andare indietro nel tempo anche nelle civiltà Hindu e in quella della medicina cinese si ritrovano concetti simili. Anche Ippocrate (V secolo a.c.) si avvalse della teoria della similitudine (“similia similibus curentur” – “il simile cura il simile”) , accanto però a quella dei contrari (“contraria contrariis curentur”) che considera invece terapia valida solo quella che agisce opponendosi alla malattia ed ai suoi sintomi. Egli basò la medicina su tali due pilastri, specificando che patologie di cui era sconosciuto l’agente patogeno si curassero applicando la teoria del simile mentre a quelle di cui era nota la causa di dovesse utilizzare la legge dei contrari.
Da qui l’importanza etimologica dei termini omeopatia ed allopatia ,
– omeo = equo, uguale, simile / pathos = dolore, malattia
– allo = altro, diverso, contrario/pathos = dolore, malattia
(la cui definizione è quella di un trattamento che si basa sul raggiungimento dell’ effetto inverso a quello causato dalla malattia e che venne appunto usato per la prima volta da HAHNEMANN per designare medicinali e terapie contrapposti all’omeopatia.).
Interessante è anche citare Paracelso (XVI secolo) che fu il più grande studioso di alchimia, la quale aveva grandi affinità con la magia e con la teoria delle signature, che sosteneva la possibilità di cura dei pazienti con sostanze ricavate da materiali che hanno somiglianze con l’organo malato perché esistono similitudini tra l’universo o macrocosmo e l’organismo vivente o microcosmo. Quindi seppure in maniera di diversa anche egli era un sostenitore del concetto di “similitudine”.
Ma ancora Ippocrate con il suo pensiero “vis medicatrix naturae” o “forza terapeutica della natura” (accanto a quello di similia similibus curentur), a sostegno di una principio sancito poi da Hanneman . Il cosiddetto “principio vitale” secondo cui è la natura che ci dona la forza per difenderci contro gli attacchi del mondo esterno, esprimendo i potenziali insiti nel nostro organismo
Solitamente accade in natura che un’affezione debole, venga cancellata duraturamente da una più forte , se questa pur essendo qualitativamente diversa, ha manifestazioni simili. Ed è sulla base di ciò che somministrando ad un organismo malato una sostanza artificiale capace di provocare sintomi simili , ma più forti (che però si estinguono molto rapidamente), l’affezione patologica si spegne, liberando la forza dinamica dalla malattia.
Da ciò si evince l’importanza che il rimedio omeopatico rispetti la legge di “similitudine” che è destabilizzate per la malattia in quanto la “distrae” e la induce a pilotare le sue difese naturali per un percorso alternativo che porta al raggiro della malattia stessa, poiché se il rimedio fosse invece uguale alla malattia stessa, ciò determinerebbe un aggravamento della malattia che ne risulterebbe amplificata in potenza e pertanto ancora più difficile da debellare.
E’ per questo che il medico deve essere molto molto bravo a determinare le somiglianze tra un soggetto malato e le caratteristiche di un rimedio, i punti in comune tra di essi.
Le sostanze da cui i rimedi omeopatici si ricavano sono molteplici. Derivano dal regno animale, vegetale, minerale ma anche da sostanze chimiche e prodotti fisiologici o patologici.
Si tratta di sostanze disparate, talune innocue ed utilizzate abitualmente anche sotto altre forme, altre velenose, inquinanti, batteriche, putride, nonché impensabili. Ma tali sostanze le ritroverete nello specifico all’interno di Olos, nel quale sono state predisposte attualmente 139 schede, relative ad i rimedi maggiormente in uso.
Fa sorridere l’affermazione di una medico omeopata inglese, tale Burnett, tratta dal suo libro “50 buone ragioni per diventare omeopata” – ovvero che “la sozzura più immonda diventa oro purissimo quando viene trattata e somministrata omeopaticamente” da qui di nuovo ci si rifà al concetto che
“L’ambrosia può essere veleno e il veleno può essere ambrosia”
Charaka
Persino i farmaci utilizzati in allopatia possono essere trattati attraverso i metodi di diluizione e successione che vedremo di seguito, per diventare rimedi omeopatici per la cura degli effetti collaterali che essi stessi producono.
Ed ancora gli organi vengono utilizzati per le preparazioni omeopatiche, la cui diluizione sarà scelta in base al disturbo che il paziente presenta. Interessante tenere presente che se si parla di 9CH si tratta di diluizioni “frenanti” ,che rallentano l’attività dell’organo, alla 7CH “regolanti”, che ne equilibrano la situazione patologica a carico dell’organo, alla 4CH “stimolanti” che incrementano l’attività dell’organo. Il principio di somministrazione di tela prodotto non è del “simile” ma dell”identico”.
Ma per meglio capire di che cosa stiamo parlando è bene chiarire che le sostanze utilizzate si trovano originariamente nello stato liquido oppure solido e che le stesse vengono poi trattate con due procedimenti specifici , ovvero vengono dapprima “diluite”, e poi sottoposte ad un procedimento definito di “successione”, e ciò al fine di liberare la potenza curativa della sostanza madre riducendone però gli effetti tossici. Tale procedimento da luogo alla cosiddetta dinamizzazione. Essa è la condizione indispensabile per cui un prodotto possa essere definito rimedio omeopatico.
La dinamizzazione sostanzialmente consente alla medicina omeopatica di eliminare tutte quelle malattie denominate “iatrogene” che consistono nello sviluppo di sindromi dovute appunto alla tossicità dei farmaci.
La sigla CH che segue al nome del rimedio si riferisce alla diluizione Centesimale Hanhemanniana La stessa è preceduta da un numero che si riferisce alle volte che il procedimento di dinamizzazione è stato eseguito.
Per le sostanze solide si procede triturando 1 gr della sostanza madre con 99 gr di lattosio (zucchero di latte, che è una sostanza inerte dal punto di vista omeopatico e quindi rappresenta un ottimo solvente) per un ora. Ripetendo tale procedimento , ovvero prendendo 1 gr della nuova sostanza ottenuta e 99 di lattosio, si ottiene una nuova diluizione alla 2 CH, alla terza volta quindi alla 3CH è possibile solubilizzare in acqua qualsiasi sostanza anche se originariamente la stessa era insolubile. Si metteranno quindi 0,1 gr di sostanza alla 3CH e 10 cc di acqua bidistillata e/o alcool e si scuoterà vigorosamente per 100 volte, producendo una 4CH. Questa è la cosiddetta “successione”.
Da qui si procederà per ottenere le ulteriori diluizioni con il metodo che si utilizza per le sostanze liquide, ovvero si prenderò 1 gtt di tintura madre della sostanza e 99 gtt di acqua e/o alcool (anch’esse sostanze inerti) e si scuoteranno per 100 volte ottenendo la 1CH e come nel caso delle sostanze solide si procederà allo stesso modo sino ad ottenere diluizioni anche molto molto alte.
Esistono altre forme di diluizione che sono quelle decimali (in cui il rapporto tra sostanza e solvente è di 1/10) la cui sigla è D o X, quelle Korsakowiane (a cui non è possibile dare un rapporto preciso tra solvente e soluto) la cui sigla è K, quelle cinquantesimali (in cui si ha un rapporto di 1/500) . Ma si tratta di diluizioni di difficile somministrazione.
Premesso che oltre la 9CH non è più possibile riscontrare la presenza della sostanza di partenza, ma ciò nonostante è provato che i rimedi attraverso i quali si ottengono gli effetti più sorprendenti abbiano diluizioni molto molto alte. Infatti la sua potenza è direttamente proporzionale alla sua diluizione, ovvero più è diluita, maggiori saranno gli effetti benefici.
Esistono diverse forme farmaceutiche di rimedi, ovvero la dose unica composta da tanti piccoli globuli di lattosio, i granuli composti da globuli più grossi, le gocce ed infine le capsule, le supposte o le fiale iniettabili e bevibili e le polveri che però hanno scarsissima applicazione.
La diluizione è soggettiva, e valutata attentamente dal medico ma in linea di massima valgono i principi in base ai quali nelle malattie acute si utilizzino diluzioni basse che vanno dalla 5 alla 12 CH, somministrate più volte al giorno mentre in quelle croniche si usano dosi crescenti dalla 30 alla 200 fino alle altissime.
Se dovesse accadere di somministrare un rimedio sbagliato è bene sapere che esiste un antidoto per ciascun rimedio. In generale la CAMPHORA 30 CH è considerato antidoto universale.
Esistono diverse scuole di pensiero all’interno della medicina omeopatica.
Prima fra tutte vi è quella unicista, l’omeopatia di Hahnemann per intenderci, che sostiene l’importanza dell’utilizzo di un solo rimedio omeopatico per la cura della malattia. Tale forma è applicata da medici di notevole esperienza e dotati di una particolare sicurezza nella scelta del rimedio. Non esclude per casi complessi e confusi ,la possibilità di prescrizioni multiple studiando attentamente le interazioni tra i rimedi utilizzati.
Vi è poi la scuola pluricista secondo la quale sempre nei casi non chiari, è possibile prescrivere più rimedi singoli in un determinato ordine. In particolare ciò può avvenire in caso di patologie acute che si trasformano molto rapidamente e che non consentono di effettuare una terapia unica con un solo rimedio.
Infine vi è la scuola complessista che contempla l’utilizzo di rimedi composti, ovvero di un numero di rimedi elevato ma a basse diluizioni. Tale sistema lo si utilizza spesso per prendere tempo per approfondire poi lo studio del soggetto in questione o ancora nel caso il cui il paziente stia assumendo dei farmaci tradizionali che non gli si potranno sottrarre.
Come già in precedenza è stato detto, importantissima è l’anamnesi del paziente, che è molto più complessa ed articolata di quella allopatica.
Essa dovrà contenere:
1) sintomi eziologici;
2) sintomi mentali;
3) sintomi generali;
4) sintomi alimentari;
5) sintomi del sonno;
6) sintomi sessuali;
7) escrezioni e secrezioni;
8)altri sintomi.
Inoltre la raccolta di tali informazioni dovrà essere molto precisa e dovrà descrivere i sintomi nel come (ovvero le qualità del disturbo, in che modo si manifesta, cosa migliora e cosa peggiora, il comportamento dei disturbi col caldo e col freddo, col movimento o con varie posizioni corporee ecc..), del dove (indicando la localizzazione precisa del disturbo e la sua diramazione o/e proiezione), del perché (quando è possibile indicarne una causa precisa), del quando (nell’anno, mese, giorno, nel corso della giornata, in quali condizioni metereologiche e climatiche o stagioni sono più o meno presenti i disturbi ecc..).
Dopodichè sarà necessario capire bene i sintomi raccolti e valutarli attentamente, facendo particolare attenzione a quelli più strani, marcati, particolari che daranno modo di identificare l’area energetica che contraddistingue il soggetto.
Ciascuna persona reagirà in maniera differente in seguito all’assunzione del rimedio. Tale reattività è la risultanza di tre fattori che influenzano il comportamento dell’energia vitale di chi assume il rimedio.
Il primo è un fattore intrinseco, ovvero estremamente interno e personale. Tanto che taluni reagiranno fin troppo alla somministrazione del rimedio mentre altri non reagiranno affatto. Nel caso di totale insensibilità si utilizzano i nosodi (ovvero i rimedi che si ottengono dai tessuti umani o animali sani o malati). Tali due estremi sono assolutamente normali ed in essi rientrano la maggior parte delle persone.
Il secondo è legato all’età , più e giovane e meglio risponderà , ma questo non vale soltanto per la medicina omeopatica, ma per tutti i trattamenti naturopatici. Un corpo ha una maggiore energia vitale.
Il terzo fattore è il livello di contaminazione del soggetto. Più il soggetto è intossicato (da farmaci, fumo, alcolici, alimentazione sbagliata ecc..) più difficile sarà la sua risposta al rimedio. Esistono però dei particolari rimedi capaci di favorire dapprima la disintossicazione agendo come drenanti.
Per determinare se la guarigione è in atto bisogna tenere presente quello che è il principio di Hering, che sancisce che la guarigione sta avvenendo quando i sintomi:
delle vecchie malattie si ripresentano ( poiché l’intera storia del paziente dovrà essere ripercorsa a ritroso affinché la vera guarigione abbia luogo);
si spostano dall’alto (dove c’è la testa che contiene lo spirito) al basso;
si spostano dall’interno (dove ci sono gli organi preziosi) all’esterno (dove ci sono la pelle e le sue secrezioni).
Se i sintomi non rispettano tali regole allora la scelta del rimedio va senza dubbio rivalutata ma è possibile anche che la guarigione avvenga senza tali percorsi.
Dopo la somministrazione del rimedio omeopatico si possono verificare dodici possibili circostanze ( di cui cinque più importanti ) in base ai quali si determinerà la possibilità di proseguire o terminare l’assunzione del rimedio o l’eventuale sostituzione con un altro.
La prima osservazione è relativa alla possibilità che il paziente abbia un rapido aggravamento, di solito intenso ma di breve durata seguito poi da un pronto miglioramento e soprattutto anche in fase di peggioramento fisico , sarà invece avvertito un miglioramento mentale. L’effetto positivo del rimedio sarà direttamente proporzionale all’intensità dell’aggravamento. Spesso si manifesteranno modificazioni tessutali superficiali (quindi non a carico dei preziosi organi interni), come ascessi, foruncolosi, diarrea per citare alcuni esempi.
Nelle malattie più acute e gravi di solito il peggioramento è più leggero.
La seconda osservazione prevede il peggioramento progressivo a seguito dell’assunzione ma ad un certo punto presenta un lento miglioramento. Ed in tal caso si potrà pensare che una patologia cronica stesse per insidiarsi portando con se alterazioni tessutali.
La terza osservazione consta della condizione per cui il malato migliora senza presentare alcun peggioramento omeopatico. Tale condizione pur essendo ottimale per il paziente lo è di meno per il medico che è più rassicurato dal manifestarsi degli eventi di cui al punto uno.
La quarta osservazione prevede un immediato miglioramento a seguito dell’assunzione del rimedio ma poi un peggioramento progressivo. Questa condizione è negativa ed il rimedio dovrà essere sospendere il rimedio e sostituirlo. In tal caso vi sono due ipotesi per l’esito della somministrazione. Il rimedio è superficiale ed ha agito come palliativo o il paziente è incurabile e in fondo il rimedio è quello giusto.
Infine la quinta osservazione consiste nell’immediato miglioramento del sintomo per poi peggiorare e tornare alle stesse condizioni di partenza. Ciò nonostante, considerata la pronta reazione, molto probabilmente il rimedio è quello giusto, semplicemente si dovrà ripetere la somministrazione e se ancora non funziona aumentarne la diluizione.
Per miasma si intende una forma particolare di malattia legata ad un determinato comportamento psicofisico. Spesso il miasma, che è cronico, si oppone alla guarigione della malattia, poiché esso penetra fortemente all’interno della capacità di reagire propria dell’uomo rendendolo così meno reattivo nei confronti del rimedio somministratogli.
Tale teoria la si deve anche in questo caso ad Hahnemann, che dopo vent’anni di studi e pratica, riconobbe all’origine delle malattie croniche tre cause principali che riteneva di natura contagiosa, i miasmi per l’appunto.
Oggi questi miasmi: Psora, Sicosi e Siphilis sono considerati dalle scuole di omeopatia come diatesi o modi reattivi generali di precisi quadri clinico-terapeutici.
Due di questi miasmi trasmettono la malattia cronica mediante contagio venereo: Il miasma Sifilico che provoca la Sifilide e il miasma Sicotico o blenorragico che provoca, che dà luogo allo sviluppo di vegetazioni verrucose dei genitali esterni, la cui esportazione chirurgica provocherebbe dei disturbi generali caratteristici di una malattia cronica che Hahnemann chiamò appunto Sicosi (da sycon-fico, escrescenza). Il terzo miasma invece è la Psora che è un termine che evoca l’acaro della scabbia e un disturbo cutaneo pruriginoso. Hahnemann notò che questa malattia pruriginosa che lui chiamò Psora, era la più diffusa al mondo e la riteneva trasmessa per contagio. Egli riteneva che la Psora fosse alla base di tutte le malattie croniche perché aveva notato che spesso, nonostante desse il rimedio giusto, si verificavano le possibilità di mancata reazione del malato, di una reazione di breve durata spesso accompagnata da recidive ed infine l’apparente guarigione poiché scompariva il sintomo primo ma ne compariva un altro di natura spesso differente.
Si convinse che doveva esserci una causa che manteneva lo stato di malattia, che solo apparentemente “superficialmente” guariva.
Hahnemann notò anche che le malattie acute nosologicamente ben definite come l’asma, la rinite, ecc. tornavano costantemente nel malato, secondo una costante periodica (ogni primavera, ogni due mesi, ogni tre settimane). Studiando in modo accurato i suoi pazienti, annotando tutto in modo meticoloso, si accorse che nell’anamnesi di queste persone o dei loro genitori c’erano sempre degli antecedenti di dermopatie pruriginose; ecco perchè pensò alla scabbia. Notò anche che quando questi malati sopprimevano l’eruzione cutanea, da lui chiamata appunto Psora esterna, si potevano avere patologie interne o delle mucose o patologie sierose, o muscolo-connettivali: spariva l’eczema con la pomata allo zolfo e compariva un’altralgia reumatica, un reumatismo o addirittura delle malattie organiche, cardiopatie, epatopatie, nefropatie, persino turbe psichiche, i pazienti guarivano esteriormente e andavano in depressione.
La Psora secondo le scuole omeopatiche è una modalità reattiva generale, ed indica le conseguenze dovute alla soppressione delle manifestazioni superficiali ed esterne del nostro organismo (come l’alimentazione eccessiva ed errata, lo stress, l’inquinamento, la sedentarietà e i conflitti interiori prolungati). All’epoca di Hahnemann si riferiva alla scabbia, che era molto diffusa, ma oggi la si può associare a tutte le dermatosi contraddistinte da prurito , desquamazione e presenza di trasudato, che hanno miglioramento con il fresco e peggioramento con il caldo.
Tali manifestazioni sono contraddistinte da :
periodicità ( ovvero il disturbo ritorna con la stessa cadenza, ogni sette giorni, ogni tre settimane, ogni mese, ogni primavera, ecc);
l’alternanza o successione di problemi superficiali e profondi (ad esempio si passa da dermatosi, pruriginose con flogosi mucose o flogosi sierose, a congestioni di un organo o disfunzioni di un sistema, o turbe psichiche come ansia e depressione );
evoluzione a crisi esplosive provocate o mantenute da cause accidentali (traumi fisici, clima, alimentazione, traumi affettivi) su un terreno ereditario e costituzionale predisposto;
recidive costanti delle malattie acute,
tendenza alle parassitosi (vermi, micosi cutanee, elmintiasi, ossiuri, tenie).
convalescenze difficili, strascicate, protratte nel tempo;
scarsa reattività al rimedio prescelto, anche se questo è ben indicato;
Inoltre tali sintomi si manifestano maggiormente al mattino, e questa cosa è tipica di un metabolismo sovraccarico o sovvertito.
Anche il comportamento psichico è bipolare, condizioni come insicurezza ed instabilità sono tipiche, così come l’alternanza tra malinconia e spensieratezza, euforia e depressione, paura e spavalderia e la sindome maniaco-depressiva.
La sicosi chiamata da Hahnemann “Miasma blenorragico” è una malattia venerea causata dall’infezione blenorragia, (anche detta gonorrea o scolo), che suscita lo sviluppo di vegetazioni verrucose, soprattutto ai genitali esterni, la cui asportazione chirurgica susciterebbe turbe generali caratteristiche. Nella patogenesi (ovvero lo studio dei modi attraverso cui avvengono alterazioni dello stato fisiologico) della sicosi si aggiungono anche gli effetti della vaccinazioni, delle sieroterapie, delle prolungate terapie con antibiotici, cortisonici, contraccettivi orali, delle infezioni croniche come la colibacillosi, ma soprattutto soprattutto genito-urinarie.
Oggi la Sicosi è considerata un quadro clinico-terapeutico, un modo reattivo generale contraddistinto da tali segni:
produzione di escrescenze cutanee , piccoli tumori benigni cutanei o mucosi simili a fichi (verruche, porri, orzaioli, calazi, conditomi, fibromi, nodosità artritiche);
catarri cronici delle mucose;
malattie a sviluppo lento, continuo, insidioso, torbido, progressivo;
tendenza alla ritenzione idrica e infiltrazione cellulitica;
una psiche con tendenza alla depressione ossessiva, ansia anche di anticipazione, fobia, senso di abbandono;
marcato peggioramento con il freddo ambientale e con l’umidità;
miglioramento con il movimento
Tali sintomi si manifestano prevalentemente durante la giornata in quanto l’atteggiamento di iperproduzione viene maggiormente amplificato durante l’attività che si svolge durante il giorno.
E’ connessa alle conseguenze di una malattia cronica venerea nota come Lue o sifilide per la quale Hahnemann riuscì anche a stabilire la sua terapia principale tramite Mercurius Solubilis.
A tale patogenesi sono da aggiungersi anche gli effetti di tossinfezioni alimentari croniche, alcolismo cronico, tossico o farmaco dipendenza.
Tale miasma si manifesta :
processi morbosi a carattere distruttivo con esiti cicatriziali e sclerotici
sequenza anatomo-patologica data da irritazione, ulcerazioni e sclerosi;
problemi e degenerazione del tessuto linfatico, dove provoca linfoadenomegalie di consistenza lignea;
morbosità al tessuto osseo, dove provoca erostosi dure (o osteoporosi);
sul tessuto elastico (vasi, legamenti, connettivo), dove provoca ulcerazioni e distensione;
sulla cute e le mucose, dove provoca sclerodermia, ittioli, ragadi, screpolature, ulcerazioni, di consistenza dura, lesioni nelle zone di giunzione cutaneo-mucosa, leucoplasie;
con il miglioramento in montagna e un netto peggioramento al mare.
Ereditariamente essa produce: distrofie, asimmetrie, iperlasssità dei legamenti, che conferisce alle articolazione una grande libertà nei movimenti di estensione.
Dal punto di vista psichico, vi può essere un ritardo di sviluppo psichico o al contrario una viva intelligenza con perversione ed inoltre un comportamento distruttivo nei confronti del proprio io e nei confronti anche degli altri. Sono tipiche le idee di suicidio con tendenza alla solitudine ed alla autodistruzione. Troviamo anche idee omicide. Le manifestazioni funzionali e soggettive si aggravano di notte, dal tramonto al sorgere del sole.
Queste teorie hahnemanniane sono state formulate molto prima dell’era batteriologica, sarebbe perciò sbagliato, secondo le moderne scuole di omeopatia, seguire ciecamente ipotesi fatte all’inizio del XIX secolo. Tuttavia esiste una realtà clinica, anche se a tutt’oggi, nessun supporto biologico, può rendere ragione di queste ipotesi eziologiche. Queste modalità reattive che evolvono nel tempo, esistono realmente e inoltre, tramite le terapie omeopatiche fondate sulla legge della similitudine, sull’analogia è possibile agire efficacemente su di esse e perciò sul terreno profondo dell’individuo.
La costituzione è la struttura morfologica dell’individuo ed è determinata dallo scheletro, dalla sua forma e dai rapporti che uniscono le varie parti del corpo, ma anche dal comportamento e da alcuni aspetti psichici. Tali elementi rimangono invariati tutta la vita e non possono essere modificati da nessun tipo di ginnastica o di terapia (salvo qualche intervento di chirurgia ). Essa inoltre rappresenta l’ereditarietà dei rami genitoriali ed indica un rapporto tra conformazione fisica e predisposizione alle malattie.
Essa è importante per confermare un ipotesi terapeutica.
Le costituzioni più antiche ed importanti sono Carbonica (calcarea carbonica, carbonato di calcio), Fosforica (calcarea phosphorica, fosfato di calcio), Fluorica (calcarea Fluorica, fluoruro di calcio). Ad esse corrispondono determinate caratteristiche psichiche e comportamentali, morfologiche e di predisposizione a determinati quadri morbosi.
Carbonica:
Ha tratti somatici brevilinei, di statura normale o inferiore alla media con tendenza all’obesità, volto quadrato o arrotondato e sviluppo soprattutto della parte inferiore del viso. Ha arcate dentarie perfettamente combacianti, denti bianchi e resistenti e incisivi centrali con lunghezza pari alla larghezza, in genere infatti sono quadrati o rettangolari.
Il suo collo tende ad essere corto e largo. Le sue articolazioni tendono alla rigidità e i legamenti poco elastici (l’angolo che l’avambraccio forma è inferiore a 180°), il loro avambraccio quando sono in piedi è quasi sempre flesso.
Le mani sono corte e quadrate con le dita più corte del palmo.
La sua andatura è rigida e regolare e la gestualità lenta e pesante. I muscoli hanno poco tono e la cute è chiara con tendenza al pallore, fredda e pastosa.
Dal punto di vista psichico è un soggetto tutto di un pezzo che ama organizzare in prima persona tutto ciò che lo riguarda, è logico e lineare, metodico ed ordinato, poco loquace ed ama la pace, infatti appare responsabile all’eccesso o è eccessivamente preoccupato per le sue responsabilità. L’aspetto vegetativo prevale su quello relazionale. Infatti è passionale e tende all’economia.
Soffre molto il freddo e l’umidità e si ammala di patologie degenerative come arteriosclerosi, varici, artrosi con rigidità articolare molto marcata e di patologie metaboliche come diabete, ipotiroidismo, obesità, gotta, calcolosi biliare e renale e ipercolesterolemia e ipertensione. Ha inoltre predisposizione a eczemi cronici e a verruche.
Fosforica:
E’ un soggetto longilineo, sviluppato prevalentemente in altezza. Ha spesso altezza superiore alla media e peso ridotto. E’ elegante, fragile, poco resistente, il suo viso è triangolare e allungato e presenta una fronte spaziosa. Le sue arcate dentarie combaciano perfettamente ma il palato ha forma ellittica più o meno accentuata. I denti sono gialli e lunghi, gli incisivi centrali sono sviluppati più in lunghezza che in larghezza, ha predisposizione alla carie.
Ha arti lunghi e sottili e quando è in piedi il suo avambraccio è in linea con il braccio. L’estensione del suo braccio è di circa 180°. Le sue mani sono allungate con dita affusolate ed eleganti più lunghe del palmo. Il suo torace è esile.
E’ psichicamente alla ricerca della perfezione che è la preoccupazione della sua vita.
Ama il bello e cerca di manifestarlo presentando una passione per il buon gusto e l’estetica. Ha una vita interiore molto più intensa della sua vita di relazione o della sua vita vegetativa.
La sua ipersensibilità nervosa lo porta ad alternare periodi di sovraeccitazione a depressione. E’ facilmente affaticabile poiché ha poca resistenza fisica e mentale.
Essendo un inconcludente odia la regolarità e può essere un artista geniale.
E’ predisposto a soffrire di esaurimento psicofisico, a facili dimagrimenti, ipertiroidismo, ipotensione, rinofaringiti, bronchiti, asma e cistiti recidivanti.
Fluorica:
Somaticamente è asimmetrico ed irregolare con note distrofiche soprattutto a livello connettivale ed osseo.
Le due arcate dentarie non combaciano perfettamente poiché quella superiore è più sviluppata di quella inferiore, i denti sono piccoli e triangolari, con disposizione a volte non regolare e spazi interdentali particolarmente allargati , lo smalto debole e grigiastro con carie frequenti.
Quando è in piedi il suo avambraccio è iperesteso e proiettato in avanti formerà una angolo superiore ai 180°. Coscia e gamba presentano una deformità di tipo angolare per cui formano un angolo ottuso in avanti. Tali caratteristiche sono dovute alla iperlassità legamentosa.
Dal punto di vista psichico è un soggetto instabile e flessibile, indeciso e irrisoluto, incoerente e versatile che quando decide di fare qualcosa lo fa improvvisamente e senza riflettere. Ha un grosso intuito, è essendo impulsivo è un personaggio spettacolare, sia perché cade in contraddizione facilmente sia per il suo gusto del paradosso. E’ comunque una persona brillante. Spesso molto disordinato.
Tende a soffrire di scoliosi, cifosi, malattie ulceranti (rettocolite ulcerosa, ulcera gastrica o duodenale).
Prima di lasciarvi alla consultazione dei rimedi omeopatici inseriti in Olos sarà importante chiarire che gli stessi vengono generalmente classificati in base a quella che viene definita “Materia Medica“, ovvero una sorta di voluminoso dizionario enciclopedico ( ovviamente ne esistono di svariati autori) in cui sono riportati tutti, o quasi, i rimedi omeopatici ed i relativi sintomi per i quali vengono utilizzati. Essenziale specificare che se i sintomi sono stati descritti da tutti gli sperimentatori (avendo quindi un valore massimo e trattandosi anche di rimedi complessi) vengono denominati rimedi “policresti”, mentre se sono stati indicati solo da una parte degli sperimentatori (e quindi hanno un valore minimo) sono detti rimedi “secondari”, infatti essi hanno la caratteristica di non possedere o quasi sintomi mentali, ma prevalentemente fisici.
Accanto alla Materia Medica esiste un’ulteriore strumento da poter utilizzare nell’effettuazione della scelta del rimedio, si tratta del repertorio di Kent. Esso presenta diverse rubriche che rappresentano le varie regioni del corpo umano o particolari situazioni , all’interno delle quali sono reperibili i vari sintomi che possono colpire la regione in questione. In tal caso il repertorio suddivide i rimedi in ordine di importanza , che può essere massima, media o minima.
Come già detto in precedenza i rimedi omeopatici esistono in diverse formulazioni.
Nel caso si debba assumere la “dose unica” sarà possibile farlo assumendo metà del contenuto del tubo di sera e la parte rimasta al mattino seguente, oppure l’intero contenuto alla sera.
Nel caso si scelga la somministrazione in gocce, la boccetta andrà scossa per almeno 10 volte contro il palmo della mano in modo energico e si versano 5/10 gtt in poca acqua.
Se si assumono i granuli , se ne assumono 3 o 5 per volta.
Tutti i rimedi indipendentemente da quella che sia la formulazione vanno comunque assunti 1 ora prima di mangiare oppure 1 ora dopo aver mangiato. Si devo sciogliere sotto la lingua, non devono essere masticati , né ingoiati ed non devono assolutamente essere toccati con le mani.
E’ necessario evitare la menta (anche nel dentifricio) ,gli aromi molto forti, la canfora, i profumi, i solventi, le vernici. Diminuire il consumo di alcolici, sigarette e caffè.
La potenza del rimedio (salvo diverse indicazioni del medico) è consigliabile che sia pari alla 9CH. La somministrazione di 5 granuli (o 10 gtt) più volte al die per gli adulti , mentre 3 granuli (o 5gtt) per i bambini.
Per chi soffre di intolleranza al lattosio o al saccarosio bisogna porre attenzione alla formulazione del rimedio omeopatico utilizzato, infatti i granuli o i globuli sono per la maggior parte composti di eccipienti contenenti tali ingredienti. Per questi pazienti è indicata la forma liquida del composto.
Per i diabetici la quantità di glucosio e saccarosio presente è veramente esigua e pertanto non dovrebbero esservi controindicazioni nell’utilizzo. E’ comunque consigliabile l’assunzione degli stessi in forma liquida.
– “Il libro completo della Omeopatia – Principi, rimedi e terapia della medicina omeopatica” Andrei Lockie, Nicola Geddes – MONDADORI
– “Manuale pratico di omeopatia familiare e d’urgenza” Ruggero Dujany – L’altra medicina/27 RED EDIZIONI
– “Guida alla comprensione della omeopatia e materia medica – Tipologia omeopatica e fondamenti scientifici” Jean Meuris – L’altra medicina studio/2 – RED EDIZIONI
– “Dispensa della Scuola di Naturopatia “Omeopatia ” 3° anno e relativi appunti della lezione. – RIZA PSICOSOMATICA –
Siti consultati:
http://www.localport.it/omeopatia/medicinali/medicinali_ris_2.asp?id=26
http://www.omeopatia33.it/cont/getnl.asp?path=%2Fcont%2F010new%2F0612%2F1200%2F&num=14&anno=1&d=13+dicembre+2006#art4
www.mammepestifere.it/omeopatia
www.homeoint.org/seror/articles/chirdentit.htm
www.sportmedicina.com/omeopatia_in_traumatologia.htm
www.farmaciadimuria.it/3livello_dettaglio.asp?id=2167&indice=143
www.mybestlife.com/ita_salute/incasodi/Mal_di_testa3.html
http://www.omeopatia-roma.it/prontosoccorso.htm
http://www.pforster.ch/ydisp/MN%204_3.htmhttp://homeoint.org/seror/psy/talcit01.htm
http://www.conoscenzaemedicina.it/modules.php?name=Content&pa=showpage&pid=97
http://www.farmaman.it/omeopatia/testi/cina.html
*1) tratto da: Microsoft ® Encarta ® 2006. © 1993-2005 Microsoft Corporation. Tutti i diritti riservati.
http://www.pforster.ch/ydisp/MN%204_3.htm#_omeopatia
